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Un fanciullo sullo scoglio, sorge il sole,
è sia luminoso, sia sereno,
ma silenzioso lui sta seduto, meno
felice è da quando questo sole
stretto della sua vita scomparve
benché passato tantissimo tempo.
Fu colpito all’interno da un lampo,
più di una volta, che a lui parve
sempre più scarso, sempre più debole,
come il suono di un’ambulanza,
come una batteria, che speranza
di ricarica non ha. Colpevole
lui è. Lui, secondo lui medesimo.
Lo sarebbe non perché non avrebbe
potuto fare di quel che ha fatto
di più, ma perché ciò che non ha fatto
non ha voluto farlo, e sarebbe
stato molto più bello se avesse
invece fatto ciò che ha ben ora
chiaro: “Ah, quella fantomatica ora
dove persi l’occasione! Se fosse
stata solo la mia mente più
ragionevole come ora!” giù
e con la testa incassata dice.
E quindi la melodia sul piano
cessa, ponendo fine all’orchestra.
Finalmente la ragione ammaestra,
poiché lo stava rendendo malsano
ormai da più di cinque anni,
essa stessa, e rendendosi conto
di cosa è capace, uno sconto
decide di dare, anche se danni
ha purtroppo causato, al fanciullo.
“Non posso far più niente a riguardo
devo eliminare questo dardo!”
Sembra determinato il fanciullo,
a rimuovere impolverati ricordi,
ricordi che stanno nella mente,
la mente che alcune volte mente,
mutando dei bei momenti in lordi,
storpiando gli eventi accaduti
illudendo con momenti più belli
di quel che furono; infine elli
s’alza e rimane, come gli astuti
pensatori, a contemplare tutto.